Per Roma, per il futuro, per il basket di Kobe

Per Roma, per il futuro, per il basket di Kobe

31-01-2020

Nicola Tolomei, responsabile marketing della Virtus Roma, a ruota libera

E’ una partita diversa. Che non si gioca sul parquet, che non ha il rumore di una palla che rimbalza e delle scarpe che stridono, che non è fatta di canestri e rimbalzi. E che dura più di quaranta minuti. E’ la partita del crowdfunding, che la Virtus Roma ha raccolto e rilanciato e che si propone di diventare la prima operazione del genere mai fatta con una società di pallacanestro. Una partita iniziata e annunciata in un evento incorniciato dalla bellezza del Campidoglio, una partita proseguita tra gli applausi e che dovrà essere vinta con l’aiuto di tutti. Nicola Tolomei è il responsabile marketing della Virtus Roma: una vita passata a raccontare la pallacanestro “dal di dentro”, convinto dell’infinito potenziale comunicativo che si porta dietro questo sport con le sue storie e le sue persone. Dietro alla campagna di equity crowdfunding, in raccolta sul portale www.thebestequity.com, ci sono la sua mente e la sua mano.
“Siamo entrati - ci racconta - nella seconda fase del nostro progetto: ci siamo lasciati alle spalle il lancio, l’annuncio, la spinta che nelle prime settimane abbiamo dato sfruttando le nostre bocche da fuoco del marketing. Ora, entriamo in una fase diversa”.

E sarebbe?
Se fino ad ora abbiamo parlato a tutti, da oggi in avanti inizieremo ad andare porta per porta per presentare il nostro progetto a chi riteniamo sia interessato e a chi potrà fare da volano per coinvolgere investitori e amici. Sponsor, personaggi conosciuti, opinion leaders.

E cosa direte?
Parleremo con estrema chiarezza di quelli che sono gli obiettivi di questa raccolta: diremo cosa vogliamo fare, cosa faremo una volta che la campagna sarà chiusa felicemente.

Perfetto: quali sono questi obiettivi?
Il primo: dare solidità alla squadra per renderla più competitiva. Il livello del campionato si sta alzando, tutte le altre squadre si sono rafforzate e i valori in campo sono cambiati. Noi abbiamo un obiettivo che è chiamato salvezza, che era il nostro obiettivo a inizio stagione e che è rimasto nonostante i risultati siano stati ottimi e abbiamo sfiorato la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia. Ma già a partire dal prossimo anno, non potremo più parlare solo di salvezza.

Continui con gli obiettivi.
Il secondo che è importante, almeno quanto il primo: vogliamo crescere anche fuori dal campo. Vogliamo costruire Casa Virtus, un centro sportivo dedicato a noi e al nostro settore giovanile, un luogo da riempire e da far vivere: gli allenamenti delle nostre squadre, gli eventi, campus estivi per i bambini. Un luogo che sia un punto di riconoscimento, per tutta la città di Roma. E ancora…

Prego…
Vogliamo diventare un fattore sociale: coinvolgendo la gente, i tifosi, le persone attorno alla nostra realtà che è portatrice sana di valori positivi e di sport sano.

Quali saranno i canali che sfrutterete per far passare questo messaggio?
Andremo a stuzzicare tutte le realtà organizzate della città, dalle aziende agli sponsor fino ai CRAL e all’Università: il sogno, l’obiettivo è quello di tornare a mostrare il basket che c’era qualche anno fa e che ora ci stiamo dimenticando.

Quale basket?
Quello di Kobe: tutto il mondo lo sta piangendo, e lo sto piangendo anch’io perché con Kobe ho vissuto un periodo importante e bellissimo. Eravamo alla fine degli anni ’90 e lui venne in Italia per l’Adidas Streetball: girammo il Paese con lui, portando il basket nelle piazze delle città e in mezzo ai ragazzi. In quegli anni tanti facevano così: c’era Morse che girava con il marchio Converse, Shaq con Reebok… Era meraviglioso vedere e toccare con mano la potenza sociale che la pallacanestro si portava dietro. 

Si può tornare a parlare di basket così?
Si può si deve. Il nostro modello di marketing deve porsi l’obiettivo di parlare a tutti e di trasmettere valori positivi: il basket, nel suo rappresentare alla perfezione il connubio tra sport, scuola e strada, è il veicolo per eccellenza.

Quali saranno i vostri compagni, in questa avventura?
Le aziende che ci daranno fiducia, e non serve che mettano nel progetto milioni di Euro: saranno sufficienti quei “ritagli di bilancio” che per noi farebbero la differenza. Le aziende di Roma e provincia, insieme, per costruire un modello di società dedicato ai ragazzi di questa splendida città. E le famiglie, le famiglie dei nostri ragazzi che potranno vedere e tifare una squadra forte e allo stesso tempo avere in mano le chiavi di Casa Virtus. Di casa loro. I tifosi si fidelizzano con l’abbonamento, noi ora proponiamo un passo in più: proponiamo di far parte di un progetto del tutto nuovo, che potrà andare lontano.

Ci lascia il suo ricordo di Kobe Bryant?
Lui, con noi, parlava sempre in italiano: anche quando con la Federazione andammo negli Usa e gli regalammo la maglia della Nazionale. Parlava in Italiano perché era orgoglioso del suo passato e del nostro Paese, lo amava alla follia mentre noi spesso ne parliamo male. Io credo che Kobe sia lo spot più bello per la battaglia dello Ius Soli: l’esempio perfetto di come un ragazzo cresciuto in Italia debba essere riconosciuto come italiano a tutti gli effetti. Perché Kobe era più italiano di tanti italiani. Ci sono molti ragazzi come lui, qui, che meritano la possibilità di giocare e fare sport come tutti i loro coetanei. Mi piacerebbe che il suo esempio, la sua storia, facciano riflettere su questo che è un passo da fare: per noi, per lo sport, per il futuro.


Francesco Caielli

Per Roma, per il futuro, per il basket di Kobe